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Boston 2025

Boston sotto la pioggia

Quattro giorni tra vento, sole e storia.

Arrivo a Boston in treno da New York, è la seconda tappa del mio viaggio. Così come New York mi aveva travolta con la sua energia familiare, Boston invece mi appare subito diversa: più contenuta, più silenziosa, e – in questi giorni – decisamente più grigia.

Il cielo grigio e piovoso si alterna a giornate di sole rese gelide da un vento tagliente. Ma c’è una bellezza autentica in tutto questo: una città che non si concede subito, che va capita a piccoli passi.

Boston è un incastro affascinante di antico e moderno.
Cammino per le sue vie con lentezza, il cappuccio tirato su, le mani affondate nelle tasche. Tra edifici di vetro e mattoni rossi, chiese sobrie e palazzi contemporanei, mi colpisce l’armonia sottile che tiene tutto insieme.
Tutto sembra avere un posto preciso, un ritmo tutto suo.

Visito Harvard in una giornata grigia, che rende il campus ancora più suggestivo. Passeggio tra gli edifici, le corti, le biblioteche. C’è una solennità quieta nell’aria, come se il sapere stesso avesse un suono ovattato.

Anche il resto della città mi sorprende, tra modernissimi centri culturali e piccole chiese raccolte, che sembrano fatte per accogliere chi cerca riparo più che spettacolo. Mi fermo nella biblioteca principale – un luogo che sembra più una cattedrale che un archivio – e mi perdo tra scaffali e pagine. Il freddo pungente mi accompagna ovunque, ma è anche lui parte del paesaggio, parte del ricordo che porterò con me.

Dopo giorni di pioggia, luci riflesse sui marciapiedi bagnati e pensieri sospesi, riprendo il treno.
La prossima fermata è Philadelphia.
Porto via da Boston una sensazione precisa: quella delle cose che non si svelano subito, ma che, se le sai aspettare, ti restano dentro.

Harvard, il Campus